-Dopo mesi di dubbi e ansie varie ho preso finalmente un appuntamento dalla psicologa, per martedì. Ho deciso di ammetterlo, di smettere di nascondermi dietro i "E' solo un periodo, ricomincio a mangiare normale quando voglio!": ho un problema, un problema che mi sta rovinando la vita e da sola non ce la faccio. E mi sento molto meglio già per il fatto di averlo ammesso con me stessa.
-F. e io ci siamo messi insieme, piacere a una persona a cui io stessa tengo così tanto è una delle sensazioni più belle che io abbia mai provato
In più sto riallacciando un po' di rapporti con i miei compagni di classe, insomma, sembra andare tutto alla grande apparentemente.
Il mio tarlo personale però sembra del tutto indifferente a queste novità e continua a rodermi, impedendomi di godermele appieno. Non riesco a seguire nessuna dieta perché non ce la faccio, non riesco proprio a riprendere il controllo e mi abbuffo sempre. Come se non sapessi che se mangiassi più o meno come una persona normale almeno smetterei di ingrassare, ma nossignore, io sono così: o tutto o niente, o perfezione o disastro. Il secondo mi viene particolarmente bene negli ultimi tempi devo dire. Il problema è che mi sento quasi rassegnata al fatto di abbuffarmi e aumentare di peso, non mi oppongo praticamente più. In fondo mi sembra di meritarlo, di meritare di soffrire perché non sono altro che un'incapace e una fallita. La verità è che i vetri rotti non si aggiustano, figuriamoci le persone.




